Quel giorno stesso, due di loro, se ne andavano ad un villaggio, chiamato Emmaus, distante da Gerusalemme sessanta stadi.
Ragionavano tra loro di tutte queste cose ch'erano accadute.
E mentre ragionavano e discutevano tra loro, Gesú stesso, appressatosi, camminava con essi.
Ma i loro occhi erano impediti cosí da non riconoscerlo.
...
Giunsero presso la borgata, dove andavano, ed egli fece vista d’andar più oltre.
Ma essi gli fecero forza, dicendo:
"Rimani con noi, che si fa sera e il giorno già declina”.
Ed entró con quelli.
E avvenne, mentre egli era a tavola con loro, che prese il pane, lo benedisse, lo spezzó e lo porgeva a loro.
Allora si aprirono gli occhi e lo riconobbero...
Dal vangelo di Luca.
lunedì 22 aprile 2019
sabato 30 marzo 2019
Il ricordo di un amico.
Penso che nessun’altra cosa
ci conforti tanto
quanto il ricordo di un amico
la gioia della sua confidenza
o l’immenso sollievo
di esserti tu confidato a lui
con assoluta tranquillità:
appunto perchè amico.
Conforta il desiderio di rivederlo se lontano,
di evocarlo per sentirlo vicino
quasi per udire la sua voce
e continuare colloqui mai finiti.
Autore: David Maria Turoldo.
sabato 23 febbraio 2019
Violette di febbraio.
Anche quest’ anno andrai per le violette
lungo la proda, nel febbraio acerbo.
Quelle pallide, sai, che han tanto freddo,
ma spuntano lo stesso, appena sciolte
l’ultime nevi; e fra uno scroscio e un raggio
ti dicono: “Domani è primavera!”
ogni anno ti confidi al tuo tremante
cuore: “È finita”, e pensi: “Non andrò
per violette, non andrò mai più
per violette (ché passò il mio tempo)
lungo le prode, nel febbraio acerbo”.
lungo la proda, nel febbraio acerbo.
Quelle pallide, sai, che han tanto freddo,
ma spuntano lo stesso, appena sciolte
l’ultime nevi; e fra uno scroscio e un raggio
ti dicono: “Domani è primavera!”
ogni anno ti confidi al tuo tremante
cuore: “È finita”, e pensi: “Non andrò
per violette, non andrò mai più
per violette (ché passò il mio tempo)
lungo le prode, nel febbraio acerbo”.
Invece (e donde ignori, e da qual bocca)
una voce ti chiama alla campagna:
e vai; e i piedi ti diventan ali,
sì alta è la promessa ch’è nell’aria.
E per amor dell’esil corolle
quasi senza fragranza, ma beate
d’esser le prime, avidamente schiacci
con gli steli la zolla entro le dita.
una voce ti chiama alla campagna:
e vai; e i piedi ti diventan ali,
sì alta è la promessa ch’è nell’aria.
E per amor dell’esil corolle
quasi senza fragranza, ma beate
d’esser le prime, avidamente schiacci
con gli steli la zolla entro le dita.
O sempre nuova, o non guarita mai
dell’inquieto mal di giovinezza,
a chi dunque darai le tue viole?
A nessuno: a te stessa: o, forse, ad una
fanciulla che ti passi, agile, accanto,
e ti domandi dove tu l’hai colte:
sola n’è degna, ella che fresca ride
come il febbraio; e non si sa qual sia
più felice, se ella, o primavera.
dell’inquieto mal di giovinezza,
a chi dunque darai le tue viole?
A nessuno: a te stessa: o, forse, ad una
fanciulla che ti passi, agile, accanto,
e ti domandi dove tu l’hai colte:
sola n’è degna, ella che fresca ride
come il febbraio; e non si sa qual sia
più felice, se ella, o primavera.
Autrice: Ada Negri
lunedì 28 gennaio 2019
Il cielo in una stanza
Quando sei qui con me
questa stanza non ha più pareti
ma alberi,
alberi infiniti
quando sei qui vicino a me
questo soffitto viola
no, non esiste più.
Io vedo il cielo sopra noi
che restiamo qui
abbandonati
come se non ci fosse più
niente, più niente al mondo.
Suona un'armonica
mi sembra un organo
che vibra per te e per me
su nell'immensità del cielo.
Per te, per me:
nel cielo.
Autore: Gino Paoli.
questa stanza non ha più pareti
ma alberi,
alberi infiniti
quando sei qui vicino a me
questo soffitto viola
no, non esiste più.
Io vedo il cielo sopra noi
che restiamo qui
abbandonati
come se non ci fosse più
niente, più niente al mondo.
Suona un'armonica
mi sembra un organo
che vibra per te e per me
su nell'immensità del cielo.
Per te, per me:
nel cielo.
Autore: Gino Paoli.
domenica 23 dicembre 2018
L'attesa!
Tra le case di Betlemme nel piccolo presepe
c'è il mercato con la gente indaffarata e
i rumori e le grida dei venditori...
La giornata è frenetica, come tante altre
ma poi, piano piano, si spegne sul far della sera
e le stelle si accendono in cielo come d'incanto.
L'attesa di chi crede chiama al lungo cammino
e la stella cometa indica gli ideali da seguire
agli uomini di buona volontà e di grande speranza.
Nel silenzio più profondo dei cuori sensibili
si alza impetuoso un canto divino d'amore
e la grotta si avvolge di luce: è nato Gesù bambino!
c'è il mercato con la gente indaffarata e
i rumori e le grida dei venditori...
La giornata è frenetica, come tante altre
ma poi, piano piano, si spegne sul far della sera
e le stelle si accendono in cielo come d'incanto.
L'attesa di chi crede chiama al lungo cammino
e la stella cometa indica gli ideali da seguire
agli uomini di buona volontà e di grande speranza.
Nel silenzio più profondo dei cuori sensibili
si alza impetuoso un canto divino d'amore
e la grotta si avvolge di luce: è nato Gesù bambino!
domenica 2 dicembre 2018
Il bar Fiaba a Borghetto
Un giorno mi sono perso a Borghetto
nella solitudine silenziosa di una via
che mi aveva portato lontano dal clamore
all'entrata del bar Fiaba, nascosto alla gente.
Dei quadri variopinti mi avevano chiamato
ed in particolare un pappagallo dai colori solari
non aveva potuto che incantarmi all'ingresso
come un richiamo del cuore, rapito ed estasiato.
La liquoreria era certamente fuori dal tempo
perché offriva le canzoni di Rino Gaetano
e Nelly sorrideva nel chiedere le ordinazioni
in parte al pianoforte, vicino al mio tavolino.
Luciano, il pittore, parlava delle sue opere
e mi sembrava di conoscerlo da sempre
nel condividere quella sua arte popolare
che parla solo alle persone sensibili.
Ci siamo tutti commossi con l'amore
dei versi sussurrati nell'eterna attesa
di essere felici per la famiglia unica
di questa nostra grande umanità...
nella solitudine silenziosa di una via
che mi aveva portato lontano dal clamore
all'entrata del bar Fiaba, nascosto alla gente.
Dei quadri variopinti mi avevano chiamato
ed in particolare un pappagallo dai colori solari
non aveva potuto che incantarmi all'ingresso
come un richiamo del cuore, rapito ed estasiato.
La liquoreria era certamente fuori dal tempo
perché offriva le canzoni di Rino Gaetano
e Nelly sorrideva nel chiedere le ordinazioni
in parte al pianoforte, vicino al mio tavolino.
Luciano, il pittore, parlava delle sue opere
e mi sembrava di conoscerlo da sempre
nel condividere quella sua arte popolare
che parla solo alle persone sensibili.
Ci siamo tutti commossi con l'amore
dei versi sussurrati nell'eterna attesa
di essere felici per la famiglia unica
di questa nostra grande umanità...
domenica 18 novembre 2018
Dialogo con l´isola
Il cuore del sommo Neruda
ti ha cantato "regina di roccia".
I poeti e i pittori di ogni dove e di ogni tempo
hanno percorso i tuoi sentieri
per immergersi nella rigogliosa tua bellezza
e trarne linfa, anelito di vita eterna.
A lungo i cupi faccendieri ti hanno agghindato di lusso
e appesantita di vizi e di piaceri
trasformando il tuo ventre
in un postribolo maledetto.
Ma il tuo fiero capo
è rimasto quello della contadina scalza
che con le braccia alzate
sorreggeva il cesto dei suoi frutti migliori.
Io figlia indegna
così ti vedo e sento mia:
madre terra, accogliente e segreta,
immersa nell'infinito blu.
Oh Capri, isola bella e sventurata,
solo i tuoi figli più umili
conoscono le tue lacrime
e i segreti sorrisi del tuo cuore.
Dalla nave ora ti guardo
allontanarti.
All'imbrunire sembri riposare dolcemente
sdraiata sul tuo letto di mare.
Mi perdo in questa splendida visione
che ogni volta rapisce la mia anima.
Ad un tratto sento che mi sussurri da lontano:
"Perché di nuovo te ne vai? Resta!
Qui è il tuo cuore,
qui il tuo amore!"
Ti rispondo:
"Ho altri amori che mi aspettano
ma non temere, presto tornerò da te
volando come un gabbiano
ed io novella Jonathan
ritroverò felice
il mio nido
tra le tue rocce.
Autrice: Novella Jonathan.
ti ha cantato "regina di roccia".
I poeti e i pittori di ogni dove e di ogni tempo
hanno percorso i tuoi sentieri
per immergersi nella rigogliosa tua bellezza
e trarne linfa, anelito di vita eterna.
A lungo i cupi faccendieri ti hanno agghindato di lusso
e appesantita di vizi e di piaceri
trasformando il tuo ventre
in un postribolo maledetto.
Ma il tuo fiero capo
è rimasto quello della contadina scalza
che con le braccia alzate
sorreggeva il cesto dei suoi frutti migliori.
Io figlia indegna
così ti vedo e sento mia:
madre terra, accogliente e segreta,
immersa nell'infinito blu.
Oh Capri, isola bella e sventurata,
solo i tuoi figli più umili
conoscono le tue lacrime
e i segreti sorrisi del tuo cuore.
Dalla nave ora ti guardo
allontanarti.
All'imbrunire sembri riposare dolcemente
sdraiata sul tuo letto di mare.
Mi perdo in questa splendida visione
che ogni volta rapisce la mia anima.
Ad un tratto sento che mi sussurri da lontano:
"Perché di nuovo te ne vai? Resta!
Qui è il tuo cuore,
qui il tuo amore!"
Ti rispondo:
"Ho altri amori che mi aspettano
ma non temere, presto tornerò da te
volando come un gabbiano
ed io novella Jonathan
ritroverò felice
il mio nido
tra le tue rocce.
Autrice: Novella Jonathan.
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