Un giorno mi sono perso a Borghetto
nella solitudine silenziosa di una via
che mi aveva portato lontano dal clamore
all'entrata del bar Fiaba, nascosto alla gente.
Dei quadri variopinti mi avevano chiamato
ed in particolare un pappagallo dai colori solari
non aveva potuto che incantarmi all'ingresso
come un richiamo del cuore, rapito ed estasiato.
La liquoreria era certamente fuori dal tempo
perché offriva le canzoni di Rino Gaetano
e Nelly sorrideva nel chiedere le ordinazioni
in parte al pianoforte, vicino al mio tavolino.
Luciano, il pittore, parlava delle sue opere
e mi sembrava di conoscerlo da sempre
nel condividere quella sua arte popolare
che parla solo alle persone sensibili.
Ci siamo tutti commossi con l'amore
dei versi sussurrati nell'eterna attesa
di essere felici per la famiglia unica
di questa nostra grande umanità...
domenica 2 dicembre 2018
domenica 18 novembre 2018
Dialogo con l´isola
Il cuore del sommo Neruda
ti ha cantato "regina di roccia".
I poeti e i pittori di ogni dove e di ogni tempo
hanno percorso i tuoi sentieri
per immergersi nella rigogliosa tua bellezza
e trarne linfa, anelito di vita eterna.
A lungo i cupi faccendieri ti hanno agghindato di lusso
e appesantita di vizi e di piaceri
trasformando il tuo ventre
in un postribolo maledetto.
Ma il tuo fiero capo
è rimasto quello della contadina scalza
che con le braccia alzate
sorreggeva il cesto dei suoi frutti migliori.
Io figlia indegna
così ti vedo e sento mia:
madre terra, accogliente e segreta,
immersa nell'infinito blu.
Oh Capri, isola bella e sventurata,
solo i tuoi figli più umili
conoscono le tue lacrime
e i segreti sorrisi del tuo cuore.
Dalla nave ora ti guardo
allontanarti.
All'imbrunire sembri riposare dolcemente
sdraiata sul tuo letto di mare.
Mi perdo in questa splendida visione
che ogni volta rapisce la mia anima.
Ad un tratto sento che mi sussurri da lontano:
"Perché di nuovo te ne vai? Resta!
Qui è il tuo cuore,
qui il tuo amore!"
Ti rispondo:
"Ho altri amori che mi aspettano
ma non temere, presto tornerò da te
volando come un gabbiano
ed io novella Jonathan
ritroverò felice
il mio nido
tra le tue rocce.
Autrice: Novella Jonathan.
ti ha cantato "regina di roccia".
I poeti e i pittori di ogni dove e di ogni tempo
hanno percorso i tuoi sentieri
per immergersi nella rigogliosa tua bellezza
e trarne linfa, anelito di vita eterna.
A lungo i cupi faccendieri ti hanno agghindato di lusso
e appesantita di vizi e di piaceri
trasformando il tuo ventre
in un postribolo maledetto.
Ma il tuo fiero capo
è rimasto quello della contadina scalza
che con le braccia alzate
sorreggeva il cesto dei suoi frutti migliori.
Io figlia indegna
così ti vedo e sento mia:
madre terra, accogliente e segreta,
immersa nell'infinito blu.
Oh Capri, isola bella e sventurata,
solo i tuoi figli più umili
conoscono le tue lacrime
e i segreti sorrisi del tuo cuore.
Dalla nave ora ti guardo
allontanarti.
All'imbrunire sembri riposare dolcemente
sdraiata sul tuo letto di mare.
Mi perdo in questa splendida visione
che ogni volta rapisce la mia anima.
Ad un tratto sento che mi sussurri da lontano:
"Perché di nuovo te ne vai? Resta!
Qui è il tuo cuore,
qui il tuo amore!"
Ti rispondo:
"Ho altri amori che mi aspettano
ma non temere, presto tornerò da te
volando come un gabbiano
ed io novella Jonathan
ritroverò felice
il mio nido
tra le tue rocce.
Autrice: Novella Jonathan.
venerdì 26 ottobre 2018
Il vento lieve
La vista mia abbraccia
l'infinita vastità dei prati
mentre il vento lieve parla
nei suoi piacevoli sussurri.
Vibrazioni dentro al cuore
suonano come campanelli
illuminati dai ceri tibetani
generosi di pace serena.
La speranza è altissima
come le vette più elevate
del desiderio di vivere
nuove giornate di passioni.
Cattedrali si stagliano
lassù tra le nuvole
maestose del cielo
chiamando solo amore.
l'infinita vastità dei prati
mentre il vento lieve parla
nei suoi piacevoli sussurri.
Vibrazioni dentro al cuore
suonano come campanelli
illuminati dai ceri tibetani
generosi di pace serena.
La speranza è altissima
come le vette più elevate
del desiderio di vivere
nuove giornate di passioni.
Cattedrali si stagliano
lassù tra le nuvole
maestose del cielo
chiamando solo amore.
domenica 30 settembre 2018
Mattina
M'illumino d'immenso.
Autore: Giuseppe Ungaretti.
Autore: Giuseppe Ungaretti.
sabato 11 agosto 2018
Al lago dei sogni
Sono qui al lago dei sogni
e mi lascio portare via
dalle onde tranquille
mentre il canto delle cicale
ubriaca il cuore d'amore
fuori dal tempo, per sempre.
Ti ho incontrata nell'attesa
tra i dolci pensieri sospesa
all'arsura del pomeriggio
e forse eri tu che correvi
nuda e bella sulla spiaggia
sensuale di baci senza fine.
e mi lascio portare via
dalle onde tranquille
mentre il canto delle cicale
ubriaca il cuore d'amore
fuori dal tempo, per sempre.
Ti ho incontrata nell'attesa
tra i dolci pensieri sospesa
all'arsura del pomeriggio
e forse eri tu che correvi
nuda e bella sulla spiaggia
sensuale di baci senza fine.
mercoledì 1 agosto 2018
Ti ho cercato
Lungo un viottolo di campagna
ti ho cercato fra i canti delle cicale
ed i fossi scintillanti d'argento
chiamandoti ad alta voce:"Papà, papà!"
Un abbaiare lontano di cani
mi ha risposto e ti ho intravisto
caro Ezio, felice e sorridente
nell'infinito eterno amore.
ti ho cercato fra i canti delle cicale
ed i fossi scintillanti d'argento
chiamandoti ad alta voce:"Papà, papà!"
Un abbaiare lontano di cani
mi ha risposto e ti ho intravisto
caro Ezio, felice e sorridente
nell'infinito eterno amore.
sabato 21 luglio 2018
Corpo di donna
Corpo di donna, bianche colline, cosce bianche,
assomigli al mondo nel tuo gesto di abbandono.
Il mio corpo di rude contadino ti scava
e fa scaturire il figlio dal fondo della terra.
Fui solo come un tunnel. Da me fuggivano gli uccelli
e in me irrompeva la notte con la sua potente invasione.
Per sopravvivere a me stesso ti forgiai come un'arma,
come freccia al mio arco, come pietra per la mia fionda.
Ma viene l'ora della vendetta, e ti amo.
Corpo di pelle, di muschio, di latte avido e fermo.
Ah le coppe del seno! Ah gli occhi d'assenza!
Ah le rose del pube! Ah la tua voce lenta e triste!
Corpo della mia donna, resterò nella tua grazia.
Mia sete, mia ansia senza limite, mio cammino incerto!
Rivoli oscuri dove la sete eterna rimane,
e la fatica rimane, e il dolore infinito.
Autore: Pablo Neruda
assomigli al mondo nel tuo gesto di abbandono.
Il mio corpo di rude contadino ti scava
e fa scaturire il figlio dal fondo della terra.
Fui solo come un tunnel. Da me fuggivano gli uccelli
e in me irrompeva la notte con la sua potente invasione.
Per sopravvivere a me stesso ti forgiai come un'arma,
come freccia al mio arco, come pietra per la mia fionda.
Ma viene l'ora della vendetta, e ti amo.
Corpo di pelle, di muschio, di latte avido e fermo.
Ah le coppe del seno! Ah gli occhi d'assenza!
Ah le rose del pube! Ah la tua voce lenta e triste!
Corpo della mia donna, resterò nella tua grazia.
Mia sete, mia ansia senza limite, mio cammino incerto!
Rivoli oscuri dove la sete eterna rimane,
e la fatica rimane, e il dolore infinito.
Autore: Pablo Neruda
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